Venerdì 9 gennaio sono stati resi noti i dati sull'occupazione relativi al mese di dicembre negli Stati Uniti. In sintesi, sono stati creati 50.000 nuovi posti di lavoro non agricoli (inferiori ai 60.000 previsti) e il tasso di disoccupazione è sceso al 4,4%, portando il numero di disoccupati a 7,5 milioni.

Se analizzando per settori, l'organismo ha spiegato che l'occupazione ha continuato la sua tendenza all'aumento nei servizi di alimentazione e bevande, nella cura medica e nell'assistenza sociale, mentre il commercio al dettaglio ha perso posti di lavoro nell'ultimo mese dell'anno scorso.

In termini di salari, i redditi orari sono aumentati dello 0,3% nel mese, portando a un aumento del 3,8% negli ultimi 12 mesi, superiore alla soglia del 3,6% di novembre.

IMPLICAZIONI

Il mercato del lavoro statunitense si trova in una fase di raffreddamento. Tuttavia, siamo molto lontani da una recessione, mentre l'aumento salariale rimane molto elevato (superiore all'IPC), generando importanti pressioni inflazionarie in una situazione già delicata in questo senso.

L'ultimo dato sull'IPC è stato inferiore alle aspettative al 2,7%, forse molto influenzato dal prolungato blocco del governo. Un dato più elevato questa settimana, atteso martedì 13, potrebbe mettere in discussione eventuali riduzioni dei tassi da parte della FED.

Inoltre, le previsioni del PIL statunitense elaborate dalla Riserva di Atlanta e dal Segretario al Commercio Lutnick (che tratterò nella prossima pubblicazione) prevedono un aumento del 5% per il prossimo anno, una cifra molto elevata per un paese con un'economia avanzata.

Per tutti questi motivi, la posizione della FED è molto complessa. Anche se il mercato del lavoro si sta indebolendo, l'economia e l'inflazione rimangono molto forti, con una liquidità molto elevata. Gli asset a rischio senza fondamentali solidi potrebbero essere gravemente penalizzati, mentre quelli con un valore chiaro potrebbero guidare le loro rivalutazioni.

#USNonFarmPayrollReport

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