Il crimine nel settore crypto ha raggiunto il suo massimo storico nel 2025, con indirizzi illeciti che hanno ricevuto almeno 154 miliardi di dollari—un aumento del 162% rispetto all’anno precedente, secondo un nuovo report della società di analisi blockchain Chainalysis.

L’aumento significativo è stato trainato principalmente da un’impennata del 694% nei fondi inviati a soggetti sanzionati, segnando, secondo Chainalysis, una nuova era di “attività su larga scala da parte di stati-nazione” nell’ambito della criminalità crypto.

Dai cybercriminali agli stati nazionali

Il report descrive il 2025 come la terza ondata dell’evoluzione della criminalità crypto. La prima ondata (2009-2019) era caratterizzata da cybercriminali di nicchia e isolati. La seconda ondata (2020-2024) ha visto la professionalizzazione di organizzazioni criminali che fornivano infrastrutture on-chain a gruppi illeciti. Ora è arrivata la terza ondata: gli stati-nazione che entrano nello spazio su larga scala per eludere le sanzioni internazionali.

“Quando gli stati-nazione si inseriscono nelle catene di approvvigionamento illecite originariamente costruite per i cybercriminali e i gruppi criminali organizzati, le agenzie governative insieme ai team di compliance e sicurezza si trovano ora ad affrontare rischi significativamente più elevati sia sotto il profilo della tutela dei consumatori sia sotto quello della sicurezza nazionale”, afferma il report.

La Russia ha lanciato la sua stablecoin A7A5 ancorata al rublo nel febbraio 2025, generando oltre 93,3 miliardi di dollari in transazioni in meno di un anno. Questa decisione è arrivata dopo una legislazione introdotta nel 2024, ideata specificamente per facilitare l’elusione delle sanzioni tramite le crypto.

Gli hacker nordcoreani hanno avuto il loro anno più distruttivo, rubando 2 miliardi di dollari solo nel 2025. L’attacco a Bybit avvenuto a febbraio ha rappresentato quasi 1,5 miliardi di dollari di questo totale, rendendolo la più grande rapina digitale nella storia delle crypto.

Le reti di proxy dell’Iran hanno facilitato operazioni di riciclaggio, vendita illecita di petrolio e approvvigionamento di armi per oltre 2 miliardi di dollari attraverso wallet identificati nelle designazioni delle sanzioni. Organizzazioni legate all’Iran, tra cui Hezbollah, Hamas e gli Houthi, ora usano la crypto su scale senza precedenti.

Le stablecoin, la nuova valuta del crimine

Forse il cambiamento più significativo evidenziato dai dati riguarda la netta inversione nelle preferenze degli asset da parte dei criminali.

Nel 2020, Bitcoin rappresentava circa il 70% delle transazioni illecite, mentre le stablecoin solo il 15%. Nel 2025, queste posizioni si sono completamente invertite: le stablecoin ora rappresentano l’84% di tutto il volume delle transazioni illecite, mentre la quota di Bitcoin si è ridotta a circa il 7%.

Chainalysis spiega questo cambiamento con i vantaggi pratici delle stablecoin: facilità nei trasferimenti transfrontalieri, minore volatilità e una maggiore utilità. Questa tendenza rispecchia le attività legittime nel settore crypto, dove le stablecoin hanno conquistato quote sempre più ampie nel volume totale delle transazioni.

Emergono reti cinesi di riciclaggio di denaro

Il report sottolinea l’emergere delle Chinese Money Laundering Network (CMLN) come forza dominante nell’ecosistema illecito. Sfruttando strutture già consolidate da operazioni come Huione Guarantee, queste reti offrono ora “laundering-as-a-service” e altre infrastrutture criminali specializzate.

Queste operazioni a servizio completo supportano tutto, dalle frodi e truffe al riciclaggio dei proventi degli hack nordcoreani, dall’elusione delle sanzioni al finanziamento del terrorismo.

Chainalysis avvisa anche di collegamenti sempre più frequenti tra attività on-chain e violenza. Le operazioni di traffico di esseri umani si affidano sempre più spesso alle crypto, mentre gli “attacchi di coercizione fisica” — in cui i criminali usano la violenza per costringere le vittime a trasferire asset — sono notevolmente aumentati, spesso sincronizzati con i picchi di prezzo delle crypto.

Nonostante questi numeri da record, Chainalysis segnala che l’attività illecita costituisce comunque meno dell’1% di tutto il volume delle transazioni crypto attribuite. La società avverte inoltre che la cifra di 154 miliardi di dollari rappresenta una “stima minima” basata sugli indirizzi illeciti identificati fino ad oggi.

I dati storici mostrano che la criminalità crypto non è sempre aumentata: i volumi, infatti, sono scesi da 56 miliardi di dollari nel 2022 a 50 miliardi di dollari nel 2023 durante la crypto winter. L’esplosione del 2025 rappresenta tuttavia un cambiamento fondamentale nel panorama delle minacce.

“Anche se la percentuale complessiva delle attività illecite resta piccola rispetto all’utilizzo legittimo delle crypto, non è mai stato così importante preservare l’integrità e la sicurezza dell’ecosistema delle criptovalute,” conclude Chainalysis, chiedendo una maggiore collaborazione tra forze dell’ordine, autorità di regolamentazione e aziende crypto.