Il token TRYB, sostenuto dalla lira, si assicura il secondo posto come stablecoin non ancorata al dollaro più grande del mondo.
Una stablecoin sostenuta dalla lira turca, TRYB, è rapidamente emersa come un'importante stablecoin non ancorata al dollaro statunitense, assicurandosi il secondo posto in termini di capitalizzazione di mercato, seguendo da vicino l'EURt di Tether, ancorato all'euro. Nel giro di sole tre settimane, TRYB ha assistito a un sorprendente aumento del 325% della sua capitalizzazione di mercato, raggiungendo i 136,10 milioni di dollari.
In un panorama in cui i token garantiti dal dollaro come Tether (USDT) e USD Coin (USDC) sono spesso al centro della scena, TRYB, una stablecoin basata su Ethereum sviluppata dalla società fintech turca BiLira, è riuscita a distinguersi. È legato alla notoriamente volatile lira turca (TRY), con un tasso di cambio semplice di 1 TRYB per 1 TRY. In particolare, la stablecoin è esplicitamente supportata da riserve fiat al 100% detenute presso le banche turche, come confermato sul suo sito ufficiale.
La notevole crescita di TRYB riflette le dinamiche in evoluzione del mercato delle stablecoin, dove utenti e investitori guardano oltre i tradizionali ancoraggi al dollaro. Questo ritrovato interesse per TRYB può essere attribuito al tumultuoso percorso della lira turca rispetto al dollaro statunitense, che ha spinto le persone ad adottare TRYB come mezzo affidabile per la transizione dalla lira turca alle criptovalute. BiLira riconosce questa tendenza, descrivendo TRYB come un canale per le conversioni dalla lira turca alla criptovaluta e viceversa.
Questo modello è in linea con la tendenza globale nel trading di criptovalute, in cui le stablecoin fungono da base patrimoniale stabile per i trader, aggirando la turbolenza delle valute fiat. Le stablecoin si sono rivelate indispensabili in quanto facilitano il trading sugli scambi di criptovalute, fungono da garanzia per i prestiti di criptovaluta ed eliminano le inefficienze associate alla conversione delle criptovalute in fiat. Secondo la Federal Reserve statunitense, oltre l’80% del volume degli scambi sugli scambi centralizzati riguarda le stablecoin.