🇮🇷🎯 BITCOIN RE IN IRAN 🎯🇮🇷
In Iran Bitcoin sta diventando l’asset rifugio simbolo di una guerra silenziosa contro inflazione, sanzioni e collasso del sistema bancario.
La valuta locale, il rial, è sprofondata a nuovi minimi storici: sul mercato libero il dollaro viaggia intorno a 1,4–1,47 milioni di rial, dopo che la moneta ha perso oltre il 20.000% del suo valore dalla rivoluzione del 1979.
L’inflazione ufficiale supera il 40%, mentre il costo reale di beni essenziali come cibo e medicine corre ancora più veloce, erodendo ogni forma di risparmio in contante.
In questo contesto, per milioni di iraniani detenere rial equivale a vedere bruciare il proprio capitale: chi può cerca rifugio in dollari, oro e sempre più spesso Bitcoin, percepito come “conto in banca” digitale fuori dal sistema locale.
Parallelamente, la stessa Repubblica islamica ha capito che il mining di BTC è uno strumento per trasformare gas e petrolio, che non può vendere liberamente, in valuta dura fuori dal circuito bancario occidentale: l’energia sovvenzionata rende il costo di produzione di un Bitcoin stimato tra 1.000 e 2.000 dollari, creando un arbitraggio enorme.
Su questa infrastruttura energetica e digitale si innesta la dimensione geopolitica: il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie (IRGC) e reti a esso collegate hanno usato exchange e wallet per muovere quasi 1 miliardo di dollari in cripto tra il 2023 e il 2025, costruendo veri “binari finanziari paralleli” per pagare importazioni e aggirare le sanzioni.
Risultato: iperinflazione, collasso del fiat, sanzioni e arbitraggio energetico stanno facendo di Bitcoin non solo un hedge, ma l’asse centrale della finanza iraniana.
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